pensieri allo stato brado

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Jun 1
Jun 1
gravitazero:

braindead:.

<Henryx> http://www.ilpost.it/makkox/files/2012/05/orzo.jpg via http://www.ilpost.it/makkox/2012/05/31/joseph-ratzinger/ [makkox]

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<Henryx> http://www.ilpost.it/makkox/files/2012/05/orzo.jpg via http://www.ilpost.it/makkox/2012/05/31/joseph-ratzinger/ [makkox]

skiribilla:

Dr. Ink presenta “Come liberarsi della zecca d’ufficio” - utile guida per il quieto vivere

skiribilla:

Dr. Ink presenta “Come liberarsi della zecca d’ufficio” - utile guida per il quieto vivere

  • Amica: E quindi ora lavori al SerT?
  • Io: Esatto.
  • Amica: E cosa fai?
  • Io: Hai presente il SerT, no? Ci stanno i tossici.
  • Amica: Ah quindi tenti di salvarli?
  • Io: Esatto. Diciamo che sono un'eroi... No niente, scusa.

vorrei ma non sono

Ultimamente ho preso a cuore la vita amorosa di questi due giovani che ogni giorno vengono a scambiarsi litri di saliva e chili di lingua sulla panchina qua davanti.
Hanno incominciato più o meno un mese fa, lui timidissimo, la baciava lasciando almeno un metro di distanza fra i corpi, piegato in avanti come in un costante inchino. Quei baci dove niente si muove, un soldato che compie il suo dovere.
Dopo una settimana ha iniziato a sciogliersi, un po’ di gioco con la testa, qualche battuta, una mano fra i capelli di lei che, fra un sms e l’altro, si dimostrava sempre più impaziente.
Così, dopo un’altra settimana, è stata lei a prendere l’iniziativa. Durante uno di quei statici limoni infiniti scatta sulla mano di lui, la toglie dalla testa e se la piazza su un seno. Avete presente quei documentari dove spiegano le tecniche di camuffamento di alcuni pesci illustrando le varie colorazioni che riescono a raggiungere? Ecco, il ragazzetto brufoloso ha incominciato a fare sfoggio di tutte le tonalità del rosso, come in un catalogo di divani pensati per nascondere tracce di sangue. Dentro di me è scoppiata una ola di orgoglio, lo stavo guardando diventare grande, oramai è fatta, ho pensato.
Invece dopo questo expluà sono tornati indietro. Lui ha ristabilito le distanze, tolto le mani dai capelli, impietrito le natiche sulla panchina ben lontane da qualunque prolungamento di lei, che ha ripreso a smessaggiare selvaggiamente, anche durante i limoni immobilii.
Oggi si sono ripresentati puntuali, ore 15:30. Lui lega la bici, lei si toglie lo zaino, si siede e lo aspetta. Però qualcosa non quadra, indossa una sciarpa, ci sono trenta gradi fuori e lei indossa una di quelle sciarpe stile kefiah color azzurro pastello. Anche lui lo nota, inizia a giocarci, a prenderla in giro, lei nel risistemarla fa cadere un lembo e si scopre. Più che un collo nasconde una palude di succhiotti viola come sanguisughe fresche.
Lui non scherza più, lei si alza e gli dice qualcosa che non capisco, si mette lo zaino in spalla e se ne va. Ora sono venti minuti che sta fermo su quella panchina, con lo sguardo fisso per terra.
Vorrei uscire per consolarlo, dirgli che ne troverà un’altra, che se lo merita dato che sono mesi che lei lo voleva e lui invece se la baciava malissimo, senza mai farle capire che la desiderava. Vorrei raccontargli le mie esperienze, trattarlo come il figlio adolescente che non ho.
Invece me ne resto qua, a guardarlo farfugliare sempre la stessa parola. Ho appena iniziato con il corso di lettura del labiale ma T-R-O-I-A ha solo cinque lettere, ce la faccio a capirla senza problemi.
Dai, si è fatto tardi, devo muovermi che a breve ho un appuntamento con sta tipa conosciuta ieri, sembra giovane e non fa che smessaggiare, ma cazzo che vogliosa. Mi dispiace solo averla riempita di succhiotti, non le faccio più queste cose da adolescente però che ci posso fare, amo il dramma e i finali a sorpresa.

- yomo ha una gran faccia da culo: Diventare spettatore attivo

Vi presento l’uomo che ha completato il giro del mondo in 11 anni, a piedi La storia di Jean Beliviéu, e della moglie che lo ha aspettato per oltre un decennio

Jean Belivéau ha oggi 54 anni, e vive una vita più o meno regolare a Montreal, in Canada, insieme alla moglie. Niente di particolare se non fosse che gli ultimi undici anni della sua vita li ha passati completando il giro del mondo, a piedi. Cinquantaquattro infatti non è soltanto il numero dei suoi anni, ma è anche il numero di scarpe consumate da quando, nel giorno del suo quarantacinquesimo compleanno, ha detto a sua moglie “esco a fare una camminata”. […]

Siamo nella uva: di polvere vestito.

siamonellauva:

Dove ho messo le chiavi dell’auto? Erano lì, dentro il cesto delle robe inutili all’ingresso. Ero sicuro di aver vuotato le tasche come al solito. Sono rientrato da lavoro, forse un po’ rincoglionito credo, però ricordo di aver messo le mani in tasca, e mentre davo una grattatina non troppo velata alla palla destra, ho afferrato le chiavi per gettarle in quel canestro di inutilità mai abbandonate. Lo chiamano vuota-tasche, e andrebbe anche bene, ma mi sono chiesto spesso se ci fosse un disegno oltre l’apparenza, se qualcosa restasse lì a lanciare sordi messaggi. Non che c’abbia mai dato tanto peso. Ho usato una vecchia insalatiera di legno, e l’ho messa sulla prima mensola all’ingresso. All’inizio è stata anche una scelta fashion, molto patchouli e saluto al sole; poi, man mano che il tempo portava via l’entusiasmo del giocare a mamma-casetta, ho lasciato che la polvere coprisse tutto, anche la mia quotidianità. E mi sono scoperto ad arrancare stancamente verso un uscio sempre più grigio; e quel legno, prima brillante e caldo, si è trasformato ben presto in un opaco riflesso dei miei pensieri, sempre pieno di solitudine stretta tra confusione un po’ velata di vecchi ricordi e odori. Grigio. Ho cercato le chiavi dell’auto, allora. Mi sono seduto al nostro tavolo in sala, con l’insalatiera di legno tra le mani, e il ciarpame della nostra vita sepolto lì dentro. Ho guardato a grandi linee, incerto sul da farsi, e poi ho vuotato tutto, pattumiera calata dall’alto. Ho rimestato e lasciato che il mio sguardo vagasse tra gli oggetti polverosi e spenti, mentre tra i pensieri riemergevano le molte vite vissute assieme, i ricordi felici abbandonati in inutili simboli. L’inconscio che conserva, che salva oggetti e persone per ricordarci dei momenti vivi. Piccoli riassunti di grandi giornate: la spilla che portavi tra i capelli al mare, com’era caldo il suo respiro sul mio mentre te la toglievo per scioglierti i capelli e avvolgermi del tuo sorriso. Pesca, profumavi di pesca, anche quando siamo andati al cinema; eccoli i biglietti, inutili e sbiaditi, reliquie santissime di una serata magica. La pioggia che ci portò fino a quel bar, dove tu prendesti un caffè lungo, forte, senza zucchero. Ed io scherzavo, e ti dicevo che vivevi la vita con troppa sofferenza, che dovevi lasciarti andare al miele. E tu che raccogliesti la bustina e la mettesti in tasca:”La terrò per un momento speciale”. Ed eccola lì, dentro l’oblio. E senza accorgersi di averlo vissuto, quel momento speciale, io mi rendo conto solo ora che lo zucchero è finito. Ci sono spiccioli anche. Infiniti, inutili spiccioli di rame, resti di tante serate a bere e ridere di me, di te permalosa, di tutti gli altri, giocando stupidamente a fare la coppia diversa, speciale. Giocando. Giocando fino a quando la realtà è penetrata nel nostro monopoli e non ci ha lasciato che carte sgualcite, istruzioni lise e pedine rotte. C’è un pezzo degli scacchi qui dentro, come c’è finito non lo so. Tu volevi imparare, ed io ho cercato di essere il tuo mentore. L’ho fatto per tutta la vita, e non capivo perchè più mi sforzavo, più tu non imparavi. E non capivo. Che ero io l’allievo, ripetente, bocciato, di coccio. Tu che mi aspettavi sempre, che mi seguivi sempre. Io che non vedevo, non capivo. Come fai a spiegare l’universo ad un bambino? Ho giocato con te fino a farmi sanguinare le mani. Ho giocato perfino sulle tue lacrime, ho salvato il fazzoletto su cui piangevi, come fosse un trofeo. Non ho dato retta al panno umido, e ho salvato solo l’asciutto dei ricordi, e con essi l’aridità dei sentimenti. Ho salvato le foto delle gite, i fiocchi dei regali, i portachiavi inutili, regalati in mille compleanni assieme. Ha salvato tutto, ho perso tutto. Ieri hai aperto il portoncino, stancamente mi hai fissato, e hai abbassato gli occhi salutandomi. Inerme. L’oblio nell’ombra della tua anima mi ha tolto dieci anni di vita. Sono diventato vecchio, stanco, sordo e cieco. E solo allora ho capito di averti perduta. Anni e anni a cercare qualcosa di diverso. E accorgersi del diamante più puro incastrato sotto la suola delle scarpe, calpestato da mille giorni stanchi e inutili, biechi silenzi carichi del nulla più solitario. Ora tu stai dormendo, ed io raccolgo i miei pensieri come cocci; forse qualcosa si può aggiustare, forse si tratta solo di gettare questa insalatiera e comprarne un’altra. Gialla. L’illusione dei colori, il sole di primavera che scongela e scalda. Forse. Ho lasciato vagare lo sguardo a quei piccoli oggetti, ho abbracciato ogni singolo istante che portano dentro, ho dimenticato il motivo per cui sono qui. C’è qualcosa di sbagliato nel dover lottare tutti i giorni per aver ragione della polvere, ma non posso fare altro, la vita ti regala lezioni anche se tu non le vuoi. Stanotte mi sdraierò con te, ti abbraccerò. Domani getterò tutto questo ciarpame, sperando che il veleno esca dalla ferita, e che qualcosa riemerga da quell’abisso. Fiori. Devo ricordarmi di prenderti dei fiori. Magari basterà.

“C’è qualcosa di sbagliato nel dover lottare tutti i giorni per aver ragione della polvere”

gravitazero:

Ho vaghi ricordi d’infanzia (elementari? medie?) di aver chiesto a mio padre

- perché da noi non si elegge direttamente il presidente?

- perché se no ci diventa presidente Pippo Baudo.

(che ad oggi resta ancora una spiegazione abbastanza esaustiva, in fondo anche ottimista)

(e presidenzialismo alla pippobaudo rende meglio l’idea)

- autolesionistra

plasson:

quarto per me.

plasson:

quarto per me.

(Source: jeffrey-lebowski)

Certo, Kill Bill è un film violento. Ma è un film di Tarantino. Non è che uno va a un concerto dei Metallica e chiede a quegli stronzi di abbassare il volume.

- (Quentin Tarantino). (via gravitazero)

(Source: eclipsed)

leadorablecheri:

kon-igi:

LA LEGGE DI PROPRIETA’ DEI BAMBINI
Universale, intercambiabile, senza età…
(Trovata su FB)
non solo dei bambini, la gelosia di alcune donne e’ simile a questa loro legge.

:D

leadorablecheri:

kon-igi:

LA LEGGE DI PROPRIETA’ DEI BAMBINI

Universale, intercambiabile, senza età…

(Trovata su FB)

non solo dei bambini, la gelosia di alcune donne e’ simile a questa loro legge.

:D

Non so perchè le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata: dimenticano che l’invisibilità è un superpotere.”— Banksy

-

Passa un minuto, oppure anni. Poi la vita risponde:  (via 03ar)

(Source: agapitomaltenilferroviere)

serena-gandhi:

viviamo in un mondo pieno di persone egoiste che non fanno nulla per me